Cosmo Laera – e la sua «The southern light» a TrapanInPhoto

Cosmo Laera (2022)

Cosmo Laera è nato ad Alberobello nel 1962, ha iniziato il suo rapporto con la fotografia da giovanissimo scegliendo di percorrere la carriera artistica e professionale nella sua terra d’origine. Ha avviato la sua attività espositiva negli anni Ottanta proponendo la sua produzione all’interno di mostre e festival in Italia e all’estero. Da queste esperienze nasce il suo progetto di vita che da più di trent’anni sta sviluppando affermandosi come curatore di mostre, festival e rassegne internazionali. Resta determinato nel proseguire la sua ricerca fotografica sempre più incentrata sul rapporto tra visione e territorio: il fine di queste opere è quello di rivelare aspetti di immediata empatia tra i luoghi e la loro morfologia indipendentemente dalla loro funzione. Concettualmente le fotografie assumono un potenziale espressivo in continua evoluzione che permette una ri-conoscenza e uno sviluppo dell’attenzione intorno al luogo o al soggetto ritratto. Ha creato e diretto: Montedoro Fotografia, Alberobello Fotografia / Fotografia in Puglia MediterraneaBARIPhotoCamera;  Basilico Bari 2007Oltre la Pietra, Corigliano Calabro FotografiaMatera European Photography. Insegna fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

www.cosmolaera.com

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The southern light

Da molti anni ho eletto la luce e la pietra il soggetto ed il verbo di tutta la mia letteratura. Si tratta di una letteratura narrativa, l’evocazione di un percorso denso di emozioni che porta ad una visione luminosa in cui si riflettono forme e si riversano gli elaborati di segni delle ombre sul terreno, dov’è la pietra riflette come fosse acqua l’intensità di un infinito cielo che accompagna la mia visione del mondo, si impossessa della parte più importante delle immagini, apre uno squarcio sulla realtà e su un tempo preciso che solo la fotografia riesce a captare e a riferire.

Come il silenzio nei luoghi, così negli spazi i toni luminosi aumentano la percezione, sottolineano l’approccio dello spettatore che costruisce l’immagine in un suo pensiero, sapendo che a quelle stesse immagini è affidato il compito di dire ciò che non può essere trasformato in parole.

La fotografia è il mio sostegno nella definizione della relazione con l’umanità e la struttura di un luogo, città  o ambiente, per mezzo delle immagini ho avviato un dialogo che durante il tempo ha potuto fondere luce e pietra, e mi ha permesso di avvicinarmi alla grande folla che si riversa nei luoghi in cui può celebrare e ritrovarsi una ritualità che si ripete da secoli,  indipendentemente dal fatto che si tratti di un evento laico o religioso, è l’uomo che sente la necessità di condividere la propria esistenza nel suo ambiente con il resto del mondo.

Per ogni immagine c’è sempre una parte della realtà che resta celata, anche con la presenza delle figure un luogo resta pur sempre un dominio di cui riusciamo a conoscere solo la sua rivelazione luminosa. La vera forza evocativa della fotografia sta proprio in questa sua capacità di testimoniare tutto, anche ciò che non è visibile, anche il senso della vita dell’esistenza stessa, a racchiudere il modello biografico universale in cui è racchiuso il genoma della nostra storia.

Cretto di Burri - Gibellina (TP)